Benessere digitale: ritrovare energia e attenzione

Nell’era dell’iperconnessione, la risorsa più scarsa e preziosa sul mercato è l’attenzione. Ogni giorno siamo bombardati da migliaia di input pensati per catturare i nostri riflessi e trattenere il nostro focus il più a lungo possibile. Il risultato per professionisti e aziende? Un costante senso di affaticamento cognitivo e giornate che volano via senza lasciar spazio al vero lavoro profondo (deep work).

Il benessere digitale significa imparare a usare la tecnologia in modo consapevole, perché sia al nostro servizio e non il contrario. In questo articolo vediamo perché è diventato un tema centrale, come funzionano le abitudini digitali, quali strategie adottare e come portare il benessere digitale a scuola e in azienda.

Sempre connessi: il prezzo nascosto

Lavoriamo, studiamo, comunichiamo e ci informiamo attraverso uno schermo. Dalla pandemia in poi, le piattaforme digitali (con videochiamate e chat di lavoro) sono entrate stabilmente nelle nostre giornate. Il risultato è un’esposizione continua a stimoli e informazioni, quella che viene chiamata infobesità (infobesity): una quantità di informazioni così elevata da diventare difficile da gestire.

Non è un caso che nel 2024 l’Oxford University Press abbia scelto come parola dell’anno brain rot, letteralmente “marciume cerebrale”, per indicare il deterioramento mentale associato al consumo eccessivo di contenuti online di scarso valore.

I costi di questa connessione continua sono spesso invisibili, ma concreti:

  • Attenzione frammentata: passiamo da una finestra all’altra, da una chat a una mail, perdendo continuamente la concentrazione
  • Falso mito del multitasking: la mente non svolge davvero due compiti impegnativi insieme, ma salta dall’uno all’altro. Ogni passaggio ha un costo in termini di tempo ed energia
  • FOMO (fear of missing out): la paura di perdersi qualcosa ci spinge a controllare il telefono anche quando non serve
  • Senso costante di urgenza: quando tutto sembra da fare “ASAP”, dall’inglese As Soon As Possible (il prima possibile), si sviluppa una sensazione di scarsità di tempo che ci rende reattivi anziché presenti
  • Stanchezza e stress: l’impossibilità di staccare davvero alimenta l’affaticamento mentale e, nei casi più gravi, il burnout

Come nasce un’abitudine digitale

Per cambiare il nostro rapporto con la tecnologia, prima di tutto dobbiamo capire come funzionano le abitudini. Le ricerche della psicologa Wendy Wood suggeriscono che una parte rilevante delle nostre azioni quotidiane avviene per abitudine, quasi con il pilota automatico.

Un’abitudine digitale segue in genere un ciclo in tre fasi, reso popolare dal giornalista Charles Duhigg:

  1. Il segnale (trigger): una notifica, una vibrazione, un’icona sullo schermo o una suoneria
  2. La routine: prendiamo il telefono e controlliamo, spesso in modo automatico
  3. La ricompensa: una notifica o una notizia nuova

A rendere questo ciclo così potente è la ricompensa variabile. Già negli anni ‘50 lo psicologo B.F. Skinner aveva osservato che gli animali erano più assidui nel premere una leva quando il premio arrivava in modo imprevedibile, anziché ogni volta, ed è esattamente ciò che accade con lo smartphone: non sappiamo mai se la prossima notifica sarà importante e proprio per questo continuiamo a controllare.

Questo meccanismo è sostenuto dalla dopamina, il neurotrasmettitore legato alla motivazione e all’aspettativa della ricompensa. Non a caso si parla sempre più spesso di economia della dopamina: un ambiente costruito sulla gratificazione immediata, in cui diventa difficile annoiarsi e restare concentrati.

Il benessere digitale è una competenza

Il benessere digitale è una competenza: la capacità di usare gli strumenti digitali in modo da proteggere la propria salute fisica e mentale, le proprie relazioni e la qualità del proprio lavoro e del proprio studio.

Non è una definizione di comodo. Il DigComp 2.2, il quadro europeo delle competenze digitali per i cittadini, include esplicitamente la tutela della salute e del benessere tra le competenze digitali fondamentali, accanto alla protezione dei dati e alla sicurezza dei dispositivi.

Negli ultimi anni diversi studiosi e approcci hanno contribuito a dare forma a questa competenza, ognuno con una prospettiva diversa:

  • Il minimalismo digitale: il professore e saggista Cal Newport propone di usare la tecnologia in modo intenzionale, concentrando il tempo online su poche attività scelte con cura perché davvero utili rispetto a ciò a cui teniamo, e rinunciando senza rimpianti a tutto il resto
  • Le distrazioni interne: Nir Eyal, autore di Indistractable, ricorda che la distrazione non nasce solo dalle notifiche, ma soprattutto da noia, ansia o disagio da cui cerchiamo di fuggire. Lavorare sul benessere digitale significa quindi anche imparare a riconoscere e gestire le emozioni che ci spingono verso lo schermo
  • La tecnologia “umana”: il Center for Humane Technology, fondato da Tristan Harris, ex designer etico di Google, ha portato l’attenzione su come molte piattaforme siano progettate per catturare il nostro tempo e su quanto sia importante una tecnologia pensata per il benessere delle persone e non solo per massimizzarne l’utilizzo
  • La mindfulness: le pratiche di consapevolezza aiutano a riportare l’attenzione al momento presente, prendendo consapevolezza sull’impulso di prendere il telefono prima di seguirlo, e a ritrovare uno spazio tra stimolo e reazione

Sono approcci diversi, ma condividono un principio: il problema è il passaggio dall’uso consapevole al pilota automatico, non la tecnologia in sé. Per questo il benessere digitale ha a che fare con la conoscenza dei meccanismi, con la consapevolezza di sé e con la pratica quotidiana, come ogni altra competenza.

Benessere digitale a scuola

La scuola è uno dei luoghi in cui il benessere digitale assume il valore più profondo, perché riguarda persone che stanno costruendo il proprio rapporto con la tecnologia.

Gli studenti

Nel libro La generazione ansiosa (The Anxious Generation), lo psicologo sociale J. Haidt analizza la relazione tra la diffusione degli smartphone e dei social nell’infanzia e nell’adolescenza e l’aumento di ansia, depressione e solitudine tra i più giovani. Il tema è dibattuto nella comunità scientifica, ma il messaggio di fondo è chiaro: il rapporto dei ragazzi con il digitale non può essere lasciato al caso.

C’è anche un paradosso da considerare: viviamo nell’epoca della massima connessione, eppure molti ragazzi riferiscono di sentirsi isolati; la solitudine scelta può essere sana, mentre l’isolamento – che consiste nel sentirsi soli anche in mezzo agli altri – è un segnale da non sottovalutare.

Per la scuola, educare al benessere digitale significa:

  • Aiutare gli studenti a riconoscere le proprie abitudini digitali e i meccanismi che le alimentano
  • Allenare la concentrazione con attività strutturate e tempi dedicati senza dispositivi
  • Riflettere sull’impatto di social e notifiche su emozioni, tempo libero, sonno e relazioni
  • Sviluppare uno spirito critico verso le piattaforme e i loro modelli di business

In Italia questi temi trovano spazio anche nell’educazione civica, che include anche la cittadinanza digitale tra i propri ambiti.

I docenti

Il benessere digitale riguarda anche chi insegna, poiché per molti docenti il lavoro non finisce mai davvero, tra email che arrivano a qualsiasi orario e piattaforme didattiche. Non a caso il diritto alla disconnessione è stato disciplinato per la prima volta espressamente anche nel CCNL Istruzione e Ricerca 2016/2018.

Benessere digitale in azienda

Nel mondo del lavoro, la dematerializzazione ha cancellato i confini fisici della giornata. Non c’è più una saracinesca che si alza al mattino e si abbassa la sera: in teoria potremmo lavorare sempre e spesso lo facciamo.

La cultura dell’urgenza

Chi lavora in ufficio conosce bene alcune scene: la email seguita subito da un messaggio in chat per chiedere se è arrivata o le comunicazioni del venerdì sera o della domenica.

C’è poi una trappola mentale da conoscere: chiudere un compito, anche minimo, ci dà soddisfazione; rispondere a dieci messaggi ci fa sentire produttivi, mentre l’attività davvero importante, quella che richiede concentrazione, continua a essere rimandata. La produttività vera si misura in lavoro di valore portato a termine.

Il diritto alla disconnessione

Il tema ha anche una dimensione normativa: la legge 81/2017 sul lavoro agile prevede che l’accordo tra azienda e lavoratore definisca i tempi di riposo e le misure tecniche e organizzative necessarie a garantire la disconnessione dagli strumenti di lavoro. Successivamente, un decreto del marzo 2021, poi convertito in legge, ha parlato per la prima volta in modo esplicito di diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche, a tutela dei tempi di riposo e della salute.

Al di là degli obblighi, però, il benessere digitale in azienda è prima di tutto una questione di cultura organizzativa.

Cosa possono fare le organizzazioni

  • Definire regole condivise sulle comunicazioni: quali tempi di risposta sono ragionevoli o cosa è davvero urgente
  • Rispettare le fasce di disconnessione: usare l’invio programmato per non far arrivare mail fuori orario. Il momento in cui scrivi può essere perfetto per te, ma sbagliato per il destinatario
  • Ripensare le riunioni: meno incontri, più brevi, con pause tra l’uno e l’altro
  • Proteggere il tempo di concentrazione: fasce senza riunioni e senza chat, dedicate al lavoro profondo
  • Dare l’esempio: se un manager scrive a mezzanotte, il messaggio implicito al team è che bisogna essere sempre disponibili

Piccole pratiche per ogni giorno

Il benessere digitale si costruisce con piccoli passi, ripetuti con costanza. Non esistono ricette magiche, ma alcune semplici pratiche possono rivelarsi particolarmente utili:

  1. Iniziare e chiudere la giornata senza smartphone: anche solo i primi e gli ultimi 15 minuti. Una sveglia analogica sul comodino aiuta a lasciare il telefono fuori dalla camera da letto
  2. Ridurre le notifiche: disattiva quelle non essenziali e sposta le app più invasive lontano dalla schermata principale
  3. Provare la scala di grigi: impostare lo schermo in bianco e nero la sera o durante momenti che richiedono concentrazione rende il telefono meno attraente e ne riduce l’uso istintivo
  4. Fare una selezione delle comunicazioni: non tutto è urgente, alcune notifiche richiedono una risposta rapida, altre possono essere affrontate in un secondo momento
  5. Consumare pasti senza schermi: mangiare davanti al telefono ci toglie gusto e relazione
  6. Creare un rituale di fine giornata: riordinare la scrivania oppure scrivere la lista delle priorità per il giorno dopo, un gesto che segna il confine tra lavoro e vita personale
  7. Allenare il focus: usa la modalità “non disturbare” e la tecnica del pomodoro per lavorare su un compito alla volta
  8. Imparare a dire di no: “non oggi, magari domani”; ogni no detto alle richieste non necessarie è un sì alle proprie priorità
  9. Fare pause vere: tutti hanno bisogno di momenti di stacco; la pausa è parte della produttività, non tempo perso 
  10. Cercare un contatto con la natura: un parco o un piccolo spazio verde aiutano a ridurre lo stress e a ricaricare l’attenzione

Per cambiare le proprie abitudini, conviene sceglierne una da cui partire, magari la distrazione digitale più frequente nella giornata, e definire l’obiettivo da raggiungere. A quel punto, modificare l’ambiente, ridurre i segnali che la scatenano e premiarsi per ogni piccolo progresso.

Conclusione

Il benessere digitale non chiede di spegnere tutto e tornare indietro, bensì di imparare a muoversi nel mondo digitale con consapevolezza.

Gestire abitudini, energia, tempo e attenzione è una competenza che si può imparare e allenare, a qualsiasi età. A scuola aiuta studenti e docenti a costruire un rapporto più sano con la tecnologia. In azienda rende le persone più concentrate, più presenti e meno esposte allo stress, con benefici per il benessere individuale e per la qualità del lavoro.

Idiaxis affianca scuole e organizzazioni in percorsi di Media Education e benessere digitale, per aiutare studenti, docenti, professionisti e team a usare la tecnologia in modo consapevole, critico ed equilibrato.

Contattaci per una consulenza personalizzata e scopri come portare il benessere digitale nella tua scuola o nella tua azienda.

Altri articoli

Benessere digitale: ritrovare energia e attenzione

Apprendimento cooperativo: imparare meglio insieme

Peer Learning: quando gli studenti si insegnano a vicenda

Intelligenza emotiva: riconoscere e gestire le emozioni

Onboarding efficace: accogliere fin dal primo giorno

Feedback costruttivo: darlo e riceverlo bene